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Stato di default per il settore delle costruzioni: il Presidente di Ance Ragusa chiede l'intervento delle forze politiche locali, regionali e nazionali alfine di adottare misure a favore delle imprese di costruzioni.

In provincia

COMUNICATO STAMPA 4/2012 – Stato di default per il settore delle costruzioni.

21 Febbraio 2012
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Stato di default per il settore delle costruzioni anche in provincia di Ragusa
Persi duemila posti di lavoro in appena tre anni, il presidente di Ance Grassia:
“Ci appelliamo al Governo e al sistema del credito per dare fiato alle imprese”
 
 
E’ stato di default per il settore delle costruzioni anche nell’area iblea. A dichiararlo l’Ance Ragusa, in uno con il suo sistema di rappresentanza nazionale, evidenziando come il comparto sia stretto tra l’assenza di efficaci politiche di sviluppo, invocate da tempo e non ancora messe in campo, l’aggravarsi di una restrizione creditizia patologica e senza precedenti, e l’acuirsi del grave fenomeno dei ritardati pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche, soprattutto per effetto del patto di stabilità. Un quadro allarmante che spinge il presidente, Giuseppe Grassia, ad appellarsi a tutte le forze politiche locali, regionali e nazionali affinché si attivino immediatamente per mettere in campo misure capaci di ridare una prospettiva ed un futuro al comparto edilizio e garantire, oggi più che mai, liquidità alle imprese di costruzione ridotte ormai allo stremo. “Gli interventi considerati prioritari dall’Ance – spiega il presidente Grassia – sono lo sblocco dei pagamenti e lo sblocco dei finanziamenti per infrastrutture ed investimenti. Qualche dato rende ancora meglio la gravità della situazione. Dall’inizio del 2009 ad oggi solo nell’edilizia iblea si sono persi circa 2.000 posti di lavoro diretti (pari al 30%), hanno chiuso i battenti più di 250 imprese edili (pari al 15%), le ore lavorate sono diminuite del 32%, passando da oltre 5,4 milioni a poco più di 3,6, mentre la massa salariale ha scontato un preoccupante -33%, da 46,5 milioni a 31,2. Unendo tali dati provinciali a quelli degli altri territori si raggiungono cifre impressionati con 400mila posti di lavoro in meno e migliaia di imprese che stanno chiudendo i battenti”.
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