Il Presidente di Ance - Ragusa, Giuseppe Grassia, lancia un accorato appello al fine di evitare l'implosione del sistema delle imprese di costruzione.
Il Presidente di ANCE Ragusa, Giuseppe Grassia, lancia un accorato appello al fine di evitare l’implosione del sistema delle imprese di costruzioni.
“Da mesi, insieme ad ANCE Sicilia ed alle Organizzazioni sindacali, denunciamo la grave crisi che non è solo economica in cui versa il Comparto. Stiamo rischiando seriamente l’implosione del sistema produttivo con gravi conseguenze anche sul piano della coesione sociale. Dobbiamo scongiurare attraverso iniziative concrete la desertificazione della nostra terra. Le nostre imprese sono ad un passo dal punto di non ritorno a causa del cappio che le attanaglia: da una parte i crediti vantati nei confronti della Regione e degli enti locali e dall’altra dallo Stato che, invece, pretende che le imposte, le tasse ed i contributi siano versati ogni mese pena la non possibilità di contrarre con la Pubblica Amministrazione. Le nostre imprese continuano ad indebitarsi per onorare, giustamente, gli impegni assunti con i propri dipendenti e con i fornitori ma fino a quando potranno accedere al credito? Il nostro settore è quello che sta pagando il prezzo maggiore della crisi che è anche politica: dove sono i programmi dei candidati Governatori, cosa intendono fare per dare ossigeno all’economia isolana, che idea hanno sulle costruzioni, ammesso che ne abbiano una!”
Un caso emblematico è il blocco della spesa, da parte della Regione Sicilia, per investimenti e per i pagamenti dei lavori eseguiti, a Ragusa assistiamo, impotenti, al congelamento anche dei fondi ex-Insicem e così le Imprese che hanno firmato un regolare contratto d’appalto e che hanno eseguito i lavori non vengono pagati rischiando il fallimento e mettendo alla porta le proprie maestranze.
“Non riusciamo più a mantenere i livelli occupazionali: in un solo biennio (2010-2012) registriamo, a Ragusa, il 20% in meno di operai attivi, il 15% in meno di imprese edili ed il 45% in meno di cantieri aperti. Ecco allora l’appello alla politica dato che ci avviciniamo alla campagna elettorale per il rinnovo dell’Assemblea regionale: le imprese non possono attendere il 2013 per sapere quando potranno riscuotere i loro crediti, in quanto, nel frattempo, dovranno pagare i propri dipendenti, pagare i contributi previdenziali, pagare le imposte e magari ricevere una cartella esattoriale per avere ritardato di qualche settimana un’imposta o qualche tassa e riscuotere i loro crediti dopo 400 giorni, se non di più come in alcuni casi che ci sono stati segnalati. Ho l’impressione che ancora non ci si renda a pieno conto della gravità della situazione o che non si abbia piena consapevolezza che siamo di fronte al punto di non ritorno verso l’implosione dell’intero sistema produttivo, considerato che il tema dei ritardi di pagamento investe anche altri settori. Bisogna assolutamente interrompere il corto circuito per dare nuova linfa al sistema delle imprese.”
Non è più tempo di illusioni né di demagogia, occorre mettere al centro il lavoro.
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